sabato 20 dicembre 2008

Cinema: CHANGELING (di Margherita Ciacera)

(uscito nelle sale il 14 novembre 2008)

Prendete il vecchio duro Clint Eastwood del western e mettetegli (ancora una volta) in mano la macchina da presa: scoprirete che la sa maneggiare meglio di un pistolero che fa girare su se stessa la pistola prima di spararare. Prendete Angelina Jolie, stesse labbra carnose e sexy, stessa bellezza mozzafiato di sempre ma scordate Tomb raider, Mr. e Mrs. Smith e i vari blockbuster d'azione e seduzione dozzinale: scoprirete un'attrice straordinaria e intensa che riesce a commuovere come commuoverebbe una mamma qualsiasi che perda il proprio unico amato figlio. Ci si scorda della sua bellezza, della sua perfezione, dei suoi red carpet memorabili: per tutta la durata del film si hanno davanti agli occhi il suo viso, i suoi occhi chiari e lucidi e le sue labbra enfatizzate da un rossetto rosso ma per tutto il tempo si sente un altro tipo di bellezza, quella molto meno corporea e molto più impalpabile dell'amore che non si arrende, della dignità, della speranza. Non c'è la diva Angelina moglie del divo Brad Pitt in questo film ma una madre affranta che ci lascia senza fiato ad ogni lacrima e un'ottima attrice che si cala nella parte con risultati da Oscar. Una madre vera che solo un regista autentico e "addolorato" come Clint Eastwood ha saputo tirare fuori dall'attrice forse più glamour di Hollywood. Sto parlando di "CHANGELING", l'ultimo film di Eastwood dopo il capolavoro di "Million dollar baby" che gli valse quattro oscar (tra cui miglior film) nel 2005.
Il film è tratto da una storia vera pur avendo tutta l'imprevedibilità e l'assurdo della finzione: difficilmente si crede che il destino possa accanirsi con tale ferocia contro una donna e che l'America possa aver scritto delle pagine così inosservate ma tremende nella sua storia di paese civile.
Ma è tutto vero e documentato: siamo nel 1928, Christine Collins è una madre single che vive serenamente con il proprio figlio Walter a Los Angeles, dove lavora come centralinista, finchè uno sfortunato pomeriggio tornando da un turno di lavoro dell'utimo minuto non trova più a casa il figlio. Partono le ricerche della polizia e da subito Christine come lo spettatore comprende di trovarsi di fronte ad un istituzione fredda e prepotente che antepone la propria immagine davanti agli occhi dell'opinione pubblica all'efficienza operativa, una polizia al servizio di se stessa più che del cittadino. Il culmine della falsità e dell'ostinazione corrotta sarà raggiunto dai poliziotti quando qualche mese dopo la scomparsa di Walter faranno credere alla madre di aver trovato il bambino, gonfiano il suo cuore (e quello dello spettatore!) di gioia e trepida attesa e i suoi occhi di lacrime di commozione, sembrano portatori di lieto fine e di successo ma in realtà è tutta una copertura, una messa in scena perfida e ben recitata (anche a lungo, cioè per quasi tutta la durata del film!): il bambino non è il vero Walter e a Christine basta un attimo per capirlo e per provare un immensa delusione. Ma la polizia scambia lo sgomento della madre per normale disorientamento causato dalla lunga assenza del bambino, come se una madre potesse rimuovere i tratti somatici, le carattersitiche, lo sguardo, persino il calore e l'odore che emana il proprio figlio. Nonostante Christine tenti di far capire che si tratta di un equivoco, nonostante abbia delle prove tangibili che si tratti di un errore e di testimonianze attendibili come quelle della maestra e del dentista del bambino, nessuno tra gli uomini della polizia sembra volerla capire, nessuno vuole aprire davvero gli occhi e rendersi conto della realtà e della verità sostenuta dalla donna: fa veramente rabbia assistere a tanta ipocrisia e assurdità, e pensare che si tratti di un fatto realmente accaduto rende la realtà un paradossale non-sense di fronte al quale si rimane a bocca aperta. Ma non è ancora finita, la corruzione deve spingersi ancora oltre: di fronte alle sue insistenze e richieste di aiuto, di fronte all'ostinazione nel dire che quel bambino non è suo figlio, Christine viene spedita in manicomio perchè ritenuta affetta da problemi mentali. Inizia un nuovo tipo di calvario per Christine fatto di umiliziani corporee, degrado legato al triste mondo della follia, di minacce di lobotomizzazione, di docce fredde e controlli invasivi, di richieste da parte del medico del manicomio di firmare un foglio per poter uscire da lì solo ammettendo che la polizia non si è sbagliata e che quel bambino è davvero Walter Colllins, suo figlio. Corruzione pura, connivenza sfacciata tra istituzioni pubbliche, assurdità alle quali Christine si rifiuta di cedere: meglio stare chiusa in un manicomio che ammettere il falso per comodità. La triste situazione della donna verrà presa a cuore dal reverendo Guistav Briegleb interpretato da John Malkovich, che attraverso le sue parole urlate in chiesa, alla radio, contro un sistema corrotto, sosterrà la causa di Christine e la aiuterà in un percorso che non ha soluzioni scontate nè sentimentalismi gratuiti ma tutta la durezza e l'irrealtà della realtà.
Ancora una volta Eastwood indaga con silenzioso rispetto il mondo del dolore familiare e individuale, le lotte contro i sistemi più potenti e prepotenti, gli abusi di un paese che allora, come oggi, ha spesso vissuto di superbia, ha messo a tacere un cittadino sempre più impotente di fronte all'onnipotenza di quelli che stanno al di sopra.
E non c'è rabbia nella regia di Clint ma solo rassegnazione e umanità, vicinanza e solidarietà con gli emarginati e gli sfortunati piccoli protagonisti della Storia.
"Changeling" è solo l'ultimo di una serie di film in cui lo sguardo umano del regista si fonde a quello sociale: basta guardare film come "Mystic river" o "Fino a prova contraria" per capire come Clint Eastwood abbia a cuore certe realtà cupe e dolorose in cui l'innocenza si scontra col sopruso e il bene sembra soccombere al male. E indipendentemente dal lieto fine o meno ciò di cui ci parla Eastwood è vita vera e non finzione cinematografica.
Andate a vederlo, anzi a viverlo.


Margherita Ciacera


0 commenti: